Ma ci possiamo fidare?

Copio anche qui la risposta che ho dato su Facebook a un’utente che esprimeva dubbi rispetto allagestione dell’iniziativa della vendita dei modelli a prezzo scontato per le popolazioni del Nepal. Contemporaneamente vi invito a consultare l’intero elenco dei designer e dei modelli offerti, costantemente aggiornato, su Maglia-uncinetto.it e a comprare i modelli che più vi piacciono (m anche a fare donazioni di vostra sponte e secondo le vostre possibilità).

La storica Durbar Square, Patrimonio dell'Umanità UNESCO, com'era prima di essere distrutta dal terremoto
La storica Durbar Square, Patrimonio dell’Umanità UNESCO, com’era prima di essere distrutta dal terremoto (Fonte http://www.kailashjourneys.com)

Sicuramente non puoi sapere a priori con assoluta certezza che tutte i designer coinvolti facciano effettivamente le donazioni. Esattamente come non puoi sapere se poi l’associazione prescelta, qualche che essa sia, usi effettivamente i tuoi soldi per l’emergenza nepalese: guardiamoci nelle palle degli occhi, magari quei miei n euro precisi, quella precisa banconota, serviranno a comprare delle zanzariere destinate alle zone malariche dell’Africa. La cosa certa è che le associazioni impegnate per il soccorso alla popolazione del Nepal stanno affrontando per questa emergenza spese extra che devono essere coperte, che l’associazione di scelta della o del designer con quei nostri pochi euro potrà fare cose utili.
Questo non significa che tu non debba o non possa fare invece una donazione diretta, anzi ti incoraggio a farlo: le associazioni impegnate in Nepal a cui puoi donare sono citate in questo articolo di Internazionale. Certo, magari, se vuoi sostenere un’associazione che è effettivamente attiva in Nepal non donare a Emergency (associazione a cui peraltro io sono particolarmente affezionata e a cui ho spesso donato e intestato il mio 5 per mille in passato), dato che non è presente su quel territorio (ma sta facendo molte cose meritorie per esempio per assistere medicalmente i migranti e le frange più povere della popolazione anche italiana!). Sia ben chiaro, noi tutt@ incoraggiamo le donazioni ad Agire, alla CR internazionale e CRI, all’ACNUR ecc. (Magari anche donazioni un po’ più sostanziose di 2 euro, eh!)
Come gestiremo la trasparenza della donazione? Per quanto riguarda me sto conteggiando le ricevute che mi manda PayPal, alla fine del periodo della raccolta farò un resoconto del numero delle donazioni e pubblicherò (dopo aver eliminato gli eventuali dati sensibili) la ricevuta della donazione sul mio sito proprio per rassicurare chi ha scelto di contribuire acquistando il mio modello.
Infine, arriviamo al punto visibilità. Tutte le iniziative di raccolta fondi di questo tipo, comprese quelle molto più di largo respiro come per esempio Telethon, hanno alla base un rapporto importante con la visibilità. È abbastanza ovvio che se qualcuno decide di contribuire acquistando un modello da uno qualsiasi di noi lo fa non solo o talvolta non principalmente per la causa dell’aiuto a MSF o all’associazione prescelta dal designer (che magari invece ha deciso di donare ad Aibi o alla Caritas) ma perché designer di una certa popolarità (minima, ovviamente: nessuno di noi va per le strade seguito da una folla festante e plaudente: mica siamo i Beatles!): talvolta le donazioni arrivano anche da parte di persone che non avrebbero donato altrimenti e che vedono in questa occcasione solo il momento giusto di sparagnare qualche soldo nell’acquisto di un modello del loro designer preferito. La svendita di modelli, al pari del mercatino della scuola, si propone di raccogliere fondi proprio per tramite di un meccanismo do-ut-des che beneficia tutti gli attori coinvolti: chi acquista i modelli (e mi auguro che ci siano persone che ne acquistano più di uno, magari perfino tutti!), chi li vende (che sì, per effetto della pubblicità incrociata ha un riorno d’immagine, ma ti assicuro che per questa cosa il mio limitatissimo ritorno d’immagine lo sto pagando con ore di lavoro per organizzare l’iniziativa, darle visibilità ecc. e che le associazioni che avranno donazioni superiori a quelle che altrimenti avrebbero avuto. Quindi sì, ognun@ di noi avrà un limitato ritorno d’immagine, ma proprio perché è la nostra immagine (la nostra faccia) che mettiamo in campo, a guadagnarci di più saranno le associazioni.

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