Monsanto e cotone

Manifestazione contro la Monsanto
Manifestazione contro la Monsanto

Lo scorso 16 ottobre oltre 400 città hanno ospitato manifestazioni contro la Monsanto, leader mondiale della produzione di OGM e pesticidi. Ora, chiariamoci le idee, gli OGM non sono veleno, non sono mostri di Frankenstein e non uccidono se ingeriti. La mia posizione contro gli OGM non è antiscientista, è eminentemente basata sugli aspetti economici, politici e ambientali della questione. Il primo problema è il fatto che l’uso di OGM tende a ridurre la biodiversità invitando all’uso esclusivo di varietà che spesso si rivelano estremamente delicate e prone a pessimi esisti se appena le condizioni ambientali non sono perfette. Questo significa, per esempio, un potenziale produttivo molto più alto ma anche un accresciuto rischio d’impresa: un rischio accettabile in un’ottica di capitalismo avanzato con tutte le reti di salvaguardia che le società del primo mondo mettono a disposizione di chi ci prova e fallisce ma decisamente eccessivo per i paesi agricoli del terzo mondo, in cui fallire significa non dover vendere casa e trasferirsi dai genitori bensì veder morire i figli di fame o essere costretti all’emigrazione. La seconda implica il consistente rischio che qualora un parassita si adattasse alle caratteristiche delle piante OGM, intere colture potrebbero essere devastate senza possibilità di ricorrere a varietà antiche per rinforzarne le caratteristiche. Non è una fantasia peregrina: è quanto è accaduto in Irlanda per la storica “carestia delle patate” ed è quantpo è successo negli anni Cinquanta alla banana Gros Michel e sta succedendo alla banana Cavendish. Certo, né le patate né le banane sono prodotto di ingengeria genetica, ma entrambe rappresentano o hanno rappresentato nelle loro aree monocolture con una diversità genetica estemamente limitata. La diffusione delle varietà OGM tende ad aumentare le aree di monocoltura e l’omogeneità genetica e quindi il rischio di eventi simili a quelli citati aumenta.

Coltivatrice di cotone indiana
Coltivatrice di cotone indiana, foto di The Hindu

Bon, ma questo non è un sito di biologia o ambientalista, è uno stupido sito di maglia, quindi perché dovremmo interessarci alla Monsanto? Oltre alle varietà alimentari, Monsanto si occupa anche di altre “piante da reddito” come per esempio il cotone. Una delle sue creazioni più note è il BT cotton, una varietà di cotone modificata in modo da contenere già al suo interno un efficace insetticida atto ad allontanare le larve di lepidottero (insomma, le farfalle!) che infestano il cotone. Questo cotone è stato parecchio pubblicizzato da Monsanto come una mano santa che avrebbe liberato i contadini dalla schiavitù degli insetticidi. Purtroppo non è stato così. Numerosi contadini si sono indebitati per comprare queste nuove sementi scoprendo che i parassiti comunque continuavano a infestare i raccolti, che il BT cotton richiedeva molte più cure delle varietà tradizionali, adatte al clima delle varie regioni indiane, e che i semi prodotti dalle piante non erano fertili, quindi era necessario comprare nuove sementi a ogni nuova semina. A oggi il BT cotton è oltre il 90% del cotone coltivato in India. Quando al contadino va bene la produzione è più alta di quanto avvenisse con le varietà autoctone, ma quando va male i debiti aumentano e ha causato migliaia di suicidi di contadini ritrovatisi in miseria (la miseria indiana che ha un altro sapore della nostra) dopo un paio di cattive annate.

Il 16 novembre presso Wool Crossing a Torino terrò una miniconferenza gratuita sulle fibre durante la quale parlerò di nuovo di cotone OGM, ma anche di lana e mulesing, di seta di mare, di fibre artificiali e molto ancora. Chi fosse interessato può partecipare alla conferenza presso il negozio di via Buniva a Torino. Sempre presso WoolCrossing il 7 novembre Veruska terrà un corso introduttivo di uncinetto tunisino e il 30 novembre ci sarò di nuovo io per il corso di trecce reversibili.

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2 comments

  1. Ma è in programma anche un bel libricino su questi argomenti che, anche se su uno stupido sito di maglia ;) , a noi piacciono tanto?

    • No. Porto in giro una miniconfrenza sul tema (la prossima a Torino il 16), ma non ho il materiale necessario per un libro e non lo sto ricercando attivamente. Si tratta di un tema molto vasto e che richiederebbe un lavoro davvero approfondito, potrei affrontare la ricerca in proposito solo se sovvenzionata.

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