Comprare un filato: come si legge una fascetta

La fascetta di Miski

Quando andate a comprare un filato questo di solito porta un’etichetta detta “fascetta”. Si tratta di una fascia di carta avvolta attorno al gomitolo o una targhetta infilata al centro del gomitolo che riporta tutte le indicazioni rilevanti relative a quel filato. Un esempio di fascetta lo trovate sulla recensione di Miski che ho pubblicato su Maglia-Uncinetto.it. Riporto anche qui accanto l’immagine.

Ovviamente, in grande troverete sempre il nome del filato e la ditta che lo produce o lo distribuisce (in questo caso la spagnola Katia). Un altro dato fondamentale che trovate è la composizione del filato, cioè le fibre di cui è composto il filo, in percentuale. La percentuale è ovviamente approssimata con una forbice del 5% in più o in meno, inoltre non è necessario mettere in etichetta le fibre presenti per meno del 5%. Ancora, molto importante è il numero del colore e soprattutto del bagno: ovviamente ogni colore ha un numero diverso, ma anche bagni diversi possono avere sfumature leggermente diverse, per questo è importante comprare subito tutta la lana necessaria al progetto (più un gomitolo per le emergenze quando possibile) assicurandosi che il bagno sia lo stesso per tutti i gomitoli, o si rischia di avere un capo con blocchi di tonalità diverse dello stesso colore. Altri dati utili sono le istruzioni di lavaggio, per le quali si usano gli stessi simboli che si usano sui capi finiti.

Un esempio di gomitolo fascettato
Un esempio di gomitolo fascettato

Poi ci sono una serie di dati tecnici. In primis, il contenuto del gomitolo, cioè il peso e la lunghezza del filo. Di solito i gomitoli sono da 50 o 100 gammi, ma è possibile trovare anche gomitoli da 25 grammi (soprattutto le fibre più pregiate come il mohair o il cachemere sono vendute così) o più grandi, fino ai “megagomitoloni” o alle “megamatasse” da mezzo chilo. La lunghezza dipende dalla finezza del filo ma anche dalla fibra usata (per esempio a parità di grossezza mezz’etto di cotone è più corto di mezz’etto di lana) e dal modo in cui è stata lavorata. La fascetta suggerisce anche il numero di ferri da usare, ma questo è tendenzialmente indicativo dato che varia da mano a mano. Più utile è la tensione consigliata, una buona idea è quella di lavorare un campione (vedi il capitolo 7 di Ai ferri corti) e lavarlo cambiano ogni volta ferro fino a ottnere la tensione diicata in questo riquadro, anche se per ottenerla usate un ferro diverso da quello consigliato.

Nelle etichette inglesi e americane troverete anche una parola che indica la grossezza del filato: Lace, Fingering, Sock, Sport, DK, Worsted, Aran, Chunky, Bulky sono tutte parole che indicano grossezze via via crescenti e che possono ulteriormente servire da guida. Purtroppo questo sistema, a mio avviso molto utile, non è usato in Italia.

Questa pagina in inglese contiene un’ulteriore spiegazione dei vari simboli presenti sulla fascetta. Un’ultimo consiglio che posso darvi è quello di non buttare via le fascette finché non avrete finito il lavoro, in modo da conservare tutte queste istruzioni. persone particolarmente pignole possono crearsi anche uno schedario dei filati usati contenente, per ogni scheda, la fascetta, un campione di poche gugliate di filo ed eventuali appunti aggiuntivi.

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