Autunno tempo di fiere

Tra le domande più gettonate di questa stagione c’è “ma tu sarai a INSERISCINOMEEFIERA”? Io rispondo con Augusto.

La maggior parte delle fiere italiane mi spiace ma non mi attrae per nulla. Si tratta di accozzaglie di prodotti per lo più di scarsa qualità e decisamente malassortiti, maldisposti con pochi stand di qualche rilevanza per la maglia e l’uncinetto, comunque sparpagliati su tutta la superficie della fiera stessa in modo caotico, che costringono il visitatore a uno slalom dispersivo tra stand di perline e stand di patchwork (nulla contro i bijoux e il patchwork, solo che non sono di mio interesse).

Il logo dello Swiss Wulle Festival di Zug
Il logo dello Swiss Wulle Festival di Zug

Le due cose che più mi infastidiscono di queste fiere però sono da un lato la combinazione di scarsa qualità e prezzi gonfiati (gli stessi filati acquistabili in qualsiasi negozio non di rado hanno un prezzo superiore in fiera), dall’altro lo scarso orgoglio che hanno i frequentatori di queste fiere per i loro stessi crafts. Nelle fiere interazionali è normale per i partecipanti presentarsi con un capo di ottima fattura realizzato espressamente per l’occasione: è un vero tripudio di maglioni stupendi, di scialli perfetti, di accessori raffinatissimi. Nelle fiere italiane nemmeno gli standisti pensano di indossare (o comunque esibire) i loro prodotti: una sorta di timidezza che nasconde, a mio avviso, una scarsissima percezione del valore del prodotto anche tra chi lo crea.

L’unica fiera italiana a cui presenzierò quest’anno è Filo lungo filo a Collegno, una fiera che non riesce a darsi il giusto hype (a partire dal terrificante sito) ma che comunque presenta almeno in parte produzioni d’eccellenza. Certo, dovrebbe sfuggire un po’ alle secche della logica profondamente provinciale italiana, in cui il prodotto di nicchia non sente alcun bisogno di essere presentato con stile perché, in fondo, se c’è la qualità a che serve la buona presentazione? La fiera stessa accoglie tra gli standisti alcuni banchi da mercatino prenatalizio dei “creativi” (termine che odio) con brutte e banali presine all’uncinetto e maglioni improponibili ancorché handmade, ma almeno offre una panoramica di filati, attrezzi e in generale prodotti diversa dalla paccottiglia onnipresente alle fiere degli “hobby creativi”.

Nell'idea iniziale di EZ, questo gilet è privo di maglie a rovescio
Nell’idea iniziale di EZ, questo gilet è privo di maglie a rovescio

L’altra fiera a cui andrò, e che sono davvero molto ansiosa di visitare, è lo Swiss Wulle Festival di Zug (Svizzera) alla sua prima edizione. Sarà la prima fiera di questo tipo così vicina all’Italia (o almeno all’italia settentrionale) e avrà davvero un parterre di espositori degno di nota, per non parlare dei corsi. Si tratta per lo più di piccole filature, tintori indipendenti ecc., tutti con un profilo di alto o altissimo livello e una grossa attenzione alla comunicazione. Aziende che fanno marketing oltre a prodotti di ottima qualità e interessanti, quindi.

Ovviamente, io avrò il mio festival sweater (o quantomeno un festival vest, dato che l’autunno non è ancora così inoltrato). Sarà il mio Yoked Top con personalizzazioni su modello di Elizabeth Zimmermann lavorato con la Loden di Grignasco.

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